ACQUERELLO NOTTURNO

dicembre 3, 2008

A Lucilio un giorno Seneca scrisse: “(…) Bada poi che il fatto di leggere una massa di autori e libri di ogni genere non sia un pò segno di incostanza e volubilità. Devi insistere su ceri scrittori e nutrirti di loro, se vuoi ricavarne un profitto spirituale duraturo. Chi è dappertutto, non è da nessuna parte. Quando uno passa la vita a vagabondare, avrà molte relazioni ospitali ma nessun amico. Lo stesso capita inevitabilmente a chi non si dedica a fondo a nessun autore, ma sfoglia tutto in fretta e alla svelta. (…)”

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MISUNDERSTANDING

novembre 23, 2008

Agli occhi di chi risaliva una strada di Milano una decina di giorni fa, la scena sarebbe pressapoco apparsa cosi.

Da un lato, oltre il colorato filare di aceri a ricoprire una lunga e ordinata sequenza di auto in sosta, ecco delinearsi un edificio imponente, tre ordini di scure persiane e l’emblema della Repubblica sopra uno di quei portoni maestosi oramai fuori moda. 

Per accedervi una breve e ripida gradinata e in cima un giovane, diciott’anni forse, una sciarpa rossiccia avvolta per tre quarti, i capelli scarmigliati e un vecchio megafono in mano, rigorosamente rattoppato con pezzi di nastro adesivo marrone. Sotto di lui, un paio di gradini più in basso, disposta a semicerchio, una folla di adolescenti di ogni età e di un solo genere ascolta attenta le sue precise disposizioni.

Chiunque, vedendo davanti a sé l’ampio marciapiede presidiato dalla turba di studenti, si sarebbe preso la briga di controllare cosa stesse accadendo. “La scuola è occupata, si cambia!”, con frustrata veemenza si sarebbe sentito urlare da una finestra del palazzo. 

Ritrattosi prontamente, l’ignaro passante avrebbe poi oltrepassato rapidamente lo spazio antistante la scuola, continuando a camminare, senza voltarsi indietro. Un fatto, tuttavia, gli sarebbe apparso da subito increscioso e malinconico. Il traffico lungo la via era continuato a scorrere imperterrito, rumoreggiante e invicibile.

Emblema in movimento dell’organizzazione economica, con disumana superbia esso aveva del tutto ignorato ciò che in quel momento stava accadendo pochi metri piu in là, sotto il filare di aceri e oltre la lunga e ordinata sequenza di auto in sosta.


NOTA A PIE’ DI PAGINA

novembre 22, 2008

Scrive Bruno Arpaia: “[…] Il potere non si manifesta più in una struttura centralizzata, ma si è disperso in mille rivoli, in complesse reti di comando. Questa nuova forma di potere ha bisogno della nostra energia, quasi per non cadere vittima dell’entropia. Utilizza perfino i nostri corpi. E’ come se ci mettesse tutti, sempre, al lavoro, anche durante il cosiddetto tempo libero […]”


APOLOGIA DEL BUON SENSO

novembre 12, 2008

Silvio Berlusconi/ abbassa la cresta/ è grazie alla ricerca/ che hai capelli in testa!

Cosi si vociava, da qualche parte in Italia, pochi giorni fa.


INFRAMEZZO NOVEMBRINO

novembre 5, 2008

Prendete uno di quegli sbiaditi palazzoni costruiti in fretta e furia negli anni ’50 sulla circonvallazione sud di Milano, la moquette all’ingresso di un celeste consunto, la grata dell’ascensore ancora di legno e provate ad affacciarvi dal settimo piano, va bene anche l’ottavo si capisce.

Noterete, e l’ora di punta potrebbe esservi d’aiuto, il meticoloso via vai di veicoli sulla carreggiata, i tempi scanditi dai semafori, gli umori dalla velocità con cui i passanti attraversano la strada. Autocarri, utilitarie, furgoni, motorette, camioncini, scooteroni e biciclette si accaniscono sull’ignaro bitume con rigorosa precisione e inconsapevole viltà, sfiorando aiuole e marciapiedi, veri argini di un magma rombante.

La crescente frenesia che anima le nuove generazioni di consumatori là in basso non sembra loro per nulla sorprendente: d’altronde, da tempo il concittadino medio dimentica di distinguere ciò che è urgente da ciò che è importante. Ma tant’ è. Non a tutti però vanno a genio gli ansimanti fasti della contemporaneità: pensate al filosofo Leibniz, per esempio. Con acume e prodigiosa fantasia aveva immaginato un virtuoso Dio orologiaio e invece, svariati secoli dopo, si ritrova tra le mani un noioso Dio giocoliere.


PRIMISSIMA MATTINA

ottobre 28, 2008

Che la bellezza possa salvare il mondo, se ne può discutere; che permetta di attraversare indenni le strisce pedonali, vi sono pochi dubbi.


VENGHINO SIGNORI, VENGHINO

ottobre 19, 2008

Soggiogata all’infausto volere di produttori e consumatori, l’amata Accademia sembra oramai essere stata relegata al ruolo di sbiadita ancella della cultura. Costretti all’esilio, filosofi e letterati, profughi di ultima generazione, sbarcano a frotte sui lidi pietrosi di festival e festicciole dedicati al sapere.

Dai vividi ricordi dell’infanzia emerge allora con chiarezza il volto tondo e rossiccio di un fanciullo occhialuto; seduto da sempre in prima fila, risponde abitualmente alle domande della Maestra, guadagnandosi il deferente rispetto dei compagni.

Ma da qualche tempo il ragazzino si sbraccia vanamente, senza ricevere alcuna attenzione: qualcosa è cambiato e una sommessa risata si alza dal fondo della classe, ironica e dissacrante.


CUPIO DISSOLVI

ottobre 17, 2008

Quanta amarezza nella cupa ironia di una Signora qualunque, moglie e madre da lungo tempo, mentre descrive frettolosamente le numerose città in cui ha vissuto! Accenna un lieve, forzato, sorriso e racconta del prestigio di suo marito, i cui spostamenti professionali ha dovuto seguire errando attraverso il Nord Italia.

Il discorso, incompleto ed affrettato, ad ogni pausa si fa incerto e dubbioso, inevitabilmente sospinto da un bisogno di solidarietà e trattenuto solo dall’ intimità che si porta appresso.

D’altronde il confronto appare da subito ostacolo temibile ed impietoso.

L’acquisita indipendenza morale di molte giovani donne è infatti tale da suscitare la dolorosa invidia anche di chi di quella indipendenza è stato acceso fautore, che prima riteneva giusta ed ora si trova costretto a subire, impotente, di fronte allo sguardo del ramingo viaggiatore la domenica sera.


SANTA CLAUS

ottobre 7, 2008

E’ curioso osservare come uno scampolo di umanità sia riuscita a sopravvivere in ambito accademico, a dispetto dei frequenti e numerosi tentativi di proclamarne anzitempo l’estinzione. Là dove si arresta il dominio della didattica e il tempo scorre tra quotidiane abitudini, tale paradossale evidenza emerge con forza inaudita e confortante.

E’ proprio in quegli istanti, mentre il limite tra il dire e il comunicare si fa più incerto, che la pretesa di autonomia valoriale di un giovane universitario si scontra di slancio con il barbaro e sgradevole formalismo a cui è costretto dal prossimo al momento del saluto.

Tuttavia, nel volto deluso e contrariato del giovane si annida intatto il desiderio di più coerenti e garbate forme di organizzazione sociale: flebili, ma continue rivolte sono di certo dono gradito per ogni bambino sotto l’albero.


IL VASO DI PANDORA

settembre 29, 2008

Una luminosa mattina autunnale, il petto gonfio e il capo ritto, strategicamente disposti a formare una geometria di carattere, squadracce di giovani manager sovrastano l’autorità formale del controllore a bordo di un affollatissimo intercity diretto a Milano.

Povero rappresentante di volontà altrui!

Egli, infatti, timoroso di tale ispida e diffidente solidità morale è costretto a rimanere in disparte, premurandosi di non disturbarne la coesione sociale. Certo, meglio curarsi del singolo individuo, la cui intrinseca e fluorescente fragilità rappresenta una preda facilmente assoggettabile.

E cosi, barbaramente costretti ad assumere le forme del compromesso finanziario, si assiste impotenti a un prodigioso avvenimento: ciò che rimane dell’umanità frantumata si ricompone made in China come i cocci di un antico e prezioso vaso.